Elsa Morante, “Solo chi ama conosce”

La frase di Elsa Morante campeggia sul muro dell’asilo nido comunale “La Casa dei bambini” di via Amerigo Vespucci 41, al Testaccio. In questo palazzo alla scala IV la scrittrice romana ha trascorso i primi dieci anni della sua vita. Oggi all’esterno dell’edificio una seconda targa, posto qui dal Comune di Roma nel 2004, ricorda una delle più importanti autrici di romanzi del dopoguerra. Le parole incise sono della scrittrice Dacia Maraini : «In questa casa ha abitato una straordinaria scrittrice italiana Elsa Morante, una mente visionaria /un profondo sentimento del dolore /una viva complicità con gli umili /capace di trasformare la storia in mito/la vita in favola crudele e misteriosa».

Il palazzo di via Amerigo Vespucci sarà descritto di una delle pagine del primo vero romanzo di Elsa Morante, «Menzogna e sortilegio»: «Il cortile, che ambiva a parvenze di giardino, era pavimentato con sassolini e ciottoli: ma unica sua flora era, nel centro, un alto e scolorato palmizio, triste quanto un albero morto».

La primavera e l’estate del 1947 vedono i protagonisti di un altro romanzo “La Storia”, Useppe e la sua compagna, una magnifica pastora maremmana, di nome Bella, «pazziare», «in libera uscita nel quartiere e dintorni»,  tra via Bodoni, via Marmorata, il Lungotevere e il ponte Sublicio. Al Testaccio si compie anche il destino Ida Ramundo vedova Mancuso, la mamma di Useppe, maestra elementare figlia di maestri elementari, che, da San Lorenzo, dopo il bombardamento e un breve passaggio per Pietralata, nel 1946 qui approda con il figlio. Grazie a una sua anziana collega, la donna ha trovato un nuovo alloggio: una stanza in affitto in via Mastro Giorgio, presso la famiglia ciociara Marrocco. Il quadro temporale in cui si muovono i protagonisti del romanzo è quello tragico della Seconda Guerra Mondiale e dell’immediato dopoguerra, mentre quello spaziale è limitatissimo e ci conduce nei quartieri poveri di Roma: San Lorenzo, il Ghetto e il Testaccio. Il testaccio non è un quartiere periferico come San Lorenzo, benché abitato anch’esso, in prevalenza dal ceto operai e popolare. E’ sempre la medesima mappa stradale, l’intrico di strade fra il Ghetto e il Testaccio, fra Porta Portese e viale Ostiense, dove è ambientata l’intera terza parte del romanzo, che viene attraversata di volta in volta dai passi festosi di un bambino, Useppe, oppure da quelli frenetici e indaffarati di una donna, Ida, in cerca di cibo per il figlio – rimane impressa la distribuzione gratuita di viveri da parte dei tedeschi a Piazza Santa Maria Liberatrice – o nell’ultima parte del romanzo tra la vicina scuola, dove insegna e la casa di via Bodoni.

Il romanzo si chiude qui in via Bodoni. Ida ha preso una casa in affitto, lasciando la stanza a via Mastro Giorgio. “L’appartamentuccio si trovava sull’angolo del caseggiato, all’ultimo piano, a fianco del deposito dell’acqua e della terrazza comune per la stenditura dei panni […]. Il caseggiato era vasto […], con due cortili e numerose scale.” La vista della chiesa di Santa Maria Liberatrice da un lato, con i bei mosaici della facciata che s’illuminano d’oro e dall’altro la scuola di Ida, che dopo l’occupazione del tempo di guerra, ha annunciato la sua riapertura sembrano inaugurare un’epoca di serenità, una percezione, che verrà smentita dalla tragica fine del romanzo.

Il romanzo La Storia di Elsa Morante venne pubblicato nel giugno del 1974 per Gli Struzzi di Einaudi. Ambientato per lo più nella Roma della seconda guerra mondiale e dell’immediato dopoguerra, il libro narra la tragica vicenda di Ida Ramundo e dei suoi figli.

Elsa Morante nasce a Roma nel 1912, da Irma Poggibonsi, maestra elementare ebrea, e Francesco Lo Monaco. Cresce tuttavia in casa del padre anagrafico Augusto Morante, istitutore in un riformatorio per minorenni. Alla fine del liceo, va a vivere per conto proprio, ma la mancanza di mezzi la costringe ad abbandonare l’Università. Sopravvive redigendo tesi di laurea, collaborando con riviste e giornali, dando lezioni private. Nel 1941 sposa lo scrittore Alberto Moravia al quale rimane legata fino al 1962. La coppia vive per diversi anni in un attico in via dell’Oca, all’epoca uno dei più frequentati ritrovi del mondo intellettuale romano. Elsa Morante è considerata una delle più importanti scrittrici italiane. Le opere più celebri sono Menzogna e sortiledio, l’isola di Arturo, Il mondo salvato dai ragazzini, La storia, Aracoeli. La scrittrice muore a Roma nel 1985.

 

Cristina Eidel